Passioni di famiglia
Una storia di famiglia e memoria
Il vino ROCE
Il vino ROCE non è semplicemente una bottiglia della nostra cantina, ma un battito del nostro cuore. Nasce come un tributo sincero e profondo alla memoria di nostro padre, Romano Cenni: il racconto visibile del legame indissolubile con le nostre radici e con l’uomo che ha tracciato la nostra strada.
La terra e le radici
La sua anima prende vita in un luogo sacro per la nostra famiglia: la villa di Romano. È qui, tra i filari del giardino dove oggi vive ancora la moglie Giuseppina Bosi, che l’uva cresce custodita dall’affetto di sempre. Ogni acino racchiude la storia, i silenzi e la bellezza di questo luogo del cuore.
Il Roce è un Sangiovese in purezza, espressione fiera e schietta del nostro territorio. Per preservarne l’assoluta qualità e il valore simbolico, viene prodotto esclusivamente ogni due anni. Seguiamo il ritmo lento della natura, aspettando il momento perfetto per dare vita a un’edizione limitata e preziosa.


Un dono, non un prodotto
Questo vino ha un destino diverso da tutti gli altri: il Roce non è in vendita. Non risponde alle leggi del mercato, ma a quelle del cuore. Viene donato esclusivamente ai nostri amici più cari e ai partner storici. Ogni bottiglia condivisa è un modo per far rivivere il ricordo di Romano e per ringraziare chi cammina al nostro fianco.
Memorial “Il mio Pantani i miei campioni”
Il nome del memorial richiama l’ultimo libro di Cenni, scritto insieme al giornalista Beppe Conti: un viaggio nella memoria, tra emozioni sportive e ricordi personali.
All’ingresso della rotonda trovi tre serigrafie dell’artista livornese Gio’ Di Batte, che ci accolgono con l’immagine inconfondibile di Marco Pantani e che possiamo ammirare qui grazie al dono della collezione di Battista Pirazzoli.
All’accesso del Memorial troverai un distributore di biglie, simbolo di un gioco senza tempo col quale, nelle vicine spiagge romagnole, bambini di ogni generazione hanno gareggiato con i loro campioni preferiti lungo sinuose piste tracciate nella sabbia. Dopo la scomparsa di Marco Pantani, la Mercatone Uno lo ricordò con un monumento unico: una grande biglia rossa con la sua immagine, visibile ancora oggi dall’autostrada.
Le biglie del distributore sono la sua riproduzione: piccoli frammenti di memoria che ci riportano al mito del Pirata.
E così, nel nostro immaginario, Marco pedala ancora in salita, con Romano Cenni e Luciano Pezzi al suo fianco, per continuare a farci sognare.


La più giovane passione: il motocross
Una terra di motori
Nel sangue romagnolo non può mancare certo una vena motoristica. Gli affascinanti paesaggi delle vallate verso la Toscana nascondono da sempre aree dedicate a piste sterrate dove potersi allenare e gareggiare in sicurezza e nel pieno rispetto della natura circostante.
E’ proprio in questi angoli reconditi che nel tempo è nata questa passione, la passione di un ragazzino che si è trasformata in un percorso di crescita, dalle competizioni locali a quelle regionali e nazionali.
Valori educativi e sociali
Il motocross, per la nostra famiglia, non è soltanto adrenalina.
Allenarsi e competere, preparare e manutenere la moto significa educazione all’impegno, al rispetto delle regole e degli avversari, oltre che alla tecnica di guida e alla preparazione fisica.
Ecco allora che le piste non diventano più dei luoghi solamente di competizione, le dure sessioni di allenamento, le aspre battaglie in pista si concludono sempre con una birra in compagnia, una serata tra amici o un tuffo in piscina. È questo lo spirito che anima questo sport ed è questo lo spirito della nostra famiglia.
Collezione Mario Betti
La forza delle origini: il ritorno a casa
Le opere di Mario Betti (13 ottobre 1963, 1 aprile 1998) non hanno un nome, perché l’artista scelse di non imprigionarle dentro una definizione, lasciando che la materia parlasse da sola. Legno, argilla, pietra: materiali raccolti camminando, ascoltando il respiro dei luoghi. Nelle venature, nei nodi e nelle imperfezioni del legno si avverte un dialogo profondo con la natura, un incontro tra ciò che è umile e ciò che diventa sacro.
Un ciclo perfetto
Mario Betti era un uomo profondamente libero, e le sue opere lo raccontano meglio di qualsiasi definizione. Forme che si slanciano verso l’alto, materia che non chiede di essere spiegata ma solo sentita. I dettagli in oro che illuminano l’argilla scura racchiudono un contrasto potente: la terra da cui tutto ha inizio e la luce pura che accende la vita. Nel silenzio di questa installazione si compie un ciclo perfetto. Creare significa, sopra ogni cosa, vincere il silenzio e continuare a vivere attraverso la materia.
Le opere sono esposte alla Center Tower di Imola, esattamente nel luogo dove Romano Cenni aveva deciso di collocarle, per rendere omaggio eterno al talento e alla memoria di suo nipote Mario.
















